Moncler, una quotazione post espansione

bancaMeno di un mese dalla quotazione, più di due anni dal primo tentativo: Moncler è approdata sul mercato

con il botto il 16 dicembre, stupendo un mercato che, nonostante fosse partito già in un’ottica decisamente

positiva, è rimasto di stucco di fronte ad un debutto da record a +47% e ad un profitto di +54,9% in sole

sette sedute.

Chi ben comincia è a metà dell’opera, si è soliti dire, anche se, all’evidenza, l’opera era rimasta a metà già a

partire dalla primavera del 2011. Ai tempi, dopo il rilascio del provvedimento d’ammissione alla quotazione

da parte di Borsa Italiana, la società dei piumini d’oca aveva infatti preferito temporeggiare, ritenendo che

il mercato finanziario globalmente considerato, non fosse ancora pronto ad accogliere a dovere la futura

neo-quotata.

Una crescita per Moncler prima e dopo l’Ipo

Nessuna obiezione da aggiungere, considerata l’evidenza attuale, ma solo un approfondimento doveroso

da evidenziare: la vera occasione per la società facente capo a Remo Ruffini, i cui piani di Budget sul

biennio 2009-2011 erano già stati raggiunti nel corso del 2010 (con ricavi arrivati a 430 milioni), è giunta

nel giugno del medesimo anno, grazie alla proposta di Eurazeo, società d’investimenti francese, di entrare

in Moncler per una quota pari al 45%. Nuova liquidità, nuove possibilità di crescita ed una nuova occasione

per intraprendere un progetto di ampliamento e fortificazione del brand, il quale aveva inizialmente

considerato la via della quotazione come prioritario mezzo per l’ottenimento di liquidità e vetrina

pubblicitaria.

Ad oggi insomma, vantando profitti in crescita sugli ultimi tre anni, un’Ebitda superiore ai 114 milioni di

euro ed un livello di indebitamento finanziario netto in calo rispetto ai margini operativi lordi, trarre le

somme sulla celebre società d’abbigliamento invernale è cosa semplice: per una Moncler finalmente neo-
quotata, la necessità di reperire nuova finanza è solo la minima parte di un progetto espansivo che, sempre

più dislocato dall’Italia, crede fortemente nell’ampliamento del proprio business.

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