Simeoni: “La sufficienza all’Italia è dovuta solo alle medaglie”

AGI – “Se si tiene conto che è stato un Mondiale con risultati incredibili, all’Italia può essere data la sufficienza solo perchè ci sono medaglie e record. Certo, ci si aspettava qualcosa di più diversi considerati i cinque ori di Tokyo ma c’erano anche diverse gare scoperte e poi andrebbe rivisto il criterio delle convocazioni”. Lo ha detto in un’intervista con l’AGI, Sara Simeoni, mito dello sport italiano, campionessa olimpica a Mosca ’80 nel salto in alto (ci sono altri due argenti olimpici) parlando del bilancio dell’Italia dell’atletica leggera ai Campionati mondiali di Eugene.

L’Italia ha concluso l’edizione in Oregon con l’oro nella 35 km di marcia con Massimo Stano nell’ultima giornata ed il bronzo nel salto in alto con Elena Vallortigara. Dei cinque ori olimpici di Tokyo 2020, solo Stano si è confermato. Tamberi ha sfiorato il podio classificandosi quarto mentre grande flop dalla velocità, Antonella Palmisano non ha partecipato perchè reduce da un infortunio. Con Marcell Jacobs afflitto da problemi di livello fisico e ritiratosi dopo le batterie dei 100 metri, la staffetta veloce azzurra è passata dal titolo olimpico ad una clamorosa mancata qualificazione per la finale.

Troppo poco ma se si guarda alle due medaglie, ai dieci finalisti e ai 39 punti a livello di Nazione (punti che si assegnano dal primo all’ottavo classifica), è il miglior risultato da diciannove anni (Parigi 2003). Era da Berlino 2009 che l’atletica azzurra non vinceva due medaglie. “Jacobs non si è presentato al massimo della forma e gli americani come sempre nella velocità sono agguerriti – dice Simeoni – Gianmarco (Tamberi) è stato bravo a qualificarsi e poi tirar fuori il 2,33 ma in una gara mondiale per il podio serve qualche centimetro in più”. 

Restando al tema del salto in alto, Sara Simeoni, veneta di Rivoli Veronese, parla di Elena Vallortigara, veneta anche lei ma vicentina di Schio. “Elena è stata bravissima, era da tempo che non si vedeva una gara cosi’ appassionate di salto in alto. Stano è stato bravissimo a riconfermarsi, l’unico, ma la marcia, lo sappiamo, è quella che da sempre ci da tranquillità – analizza l’ex primatista mondiale con 2,01 – Vallortigara è stata un’atleta sfortunata nella sua carriera tra problemi fisici e personali ma ha dato una grande dimostrazione di carattere.

Ora questa medaglia le ha ridato coraggio e, anche non più giovanissima, se fisicamente sta bene, i 30 anni non pesano”. Parlando dei tanti azzurri convocati per Eugene e che sono usciti al primo turno, Simeoni puntualizza: “una volta essere in squadra era veramente un fatto importantissimo, si sentiva il peso di quello che era il fare parte della Nazionale”.

Secondo la grande campionessa del passato, 69 anni, con un passato anche da insegnante, “i criteri per l’ottenimento del minimo andrebbero rivisti e forse bisognerebbe guardare i risultati che l’atleta ottiene uno o due mesi prima del grande evento”. Sul tema Simeoni aggiunge: “una volta si diceva che era giusto far fare esperienza agli atleti ma lo sport è cambiato tanto e ci sono mille occasioni per fare esperienza e ad un evento come Olimpiadi o Mondiali bisognerebbe portare chi veramente è in condizione ottimale”. La federazione parla di spedizione “positiva per la squadra azzurra che ha colto, soprattutto in termini di finalisti e punti, risultati mancati da diverse edizioni”. I dati sono quelli legati alle medaglie che mancavano da diversi anni, sia a livello di ori (l’ultimo a riuscirci fu Giuseppe Gibilisco nell’asta, a Parigi 2003) che di medagliati maschi (il bronzo ‘postumo’ di Giorgio Rubino nei 20km di marcia a Berlino 2009).

L’Italia ha concluso il medagliere al diciannovesimo posto con lo stesso numero di medaglie della Germania che vanta un movimento nazionale sicuramente maggiore, almeno nei numeri, rispetto a quello italiano. Agli Stati Uniti hanno letteralmente dominato il Mondiale: 33 medaglie (13 d’oro), 65 finalisti, addirittura 328 punti. 

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