L’Oms chiede riduzione del 10% del consumi di vino al 2023

AGI – Torna, puntuale, l’usuale refrain accusatore sul vino: fa male e si torna a insistere sulle conseguenze della sua gradazione alcolica per la salute dopo la polemica in sede Ue dello scorso febbraio sul Cancer Plan, sventato all’ultimo momento.

Ma questa volta a porre l’attenzione sul tema è direttamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità – Regione Europa, con l’iniziativa denominata “European framework for action on alcohol (2022-2025)”, un documento programmatico discusso e votato in occasione del 72esimo Comitato regionale dell’Oms Ue, dal 12 al 14 settembre a Tel Aviv. Ma come spiega e commenta l’Unione Italiana Vini “a differenza del recente documento adottato dall’Assemblea dell’Oms a maggio 2022 ‘Global Alcohol Action Plan 2022 – 2030’, il nuovo testo, proposto da Who Europe, prende di mira il consumo di alcol tout court proponendo una riduzione del 10% pro-capite entro il 2023”. Nel testo non c’è alcun riferimento o distinzione rispetto al consumo dannoso.

Si tratta dunque di una bozza che, come si osserva in una nota della newsletter del Gambero Rosso, “non tiene conto dei commenti presentati a marzo dal settore vitivinicolo e ignora il ruolo che gli operatori del settore potrebbero svolgere in merito all’informazione al consumatore” mentre, al contrario, “le proposte per ottenere l’obiettivo del -10% sono le cosiddette ‘best buys’: aumento della tassazione; divieto di pubblicità/promozione/marketing in qualsiasi forma; diminuzione della disponibilità di bevande alcoliche; obbligo di health warning in etichetta”. Il giudizio è che per il vino e il settore si tratta di un vero attacco frontale che “si inserisce in un clima di neo proibizionismo” già diffuso in Europa che nell’ultimo anno – dal Cancer Plan alle proposte di Nutriscore e Alert in etichetta – mira a puntare l’indice accusatore contro il vino.

Dichiara Al Gambero il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti: “Nell’agenda che stiamo costruendo pensiamo che la politica antialcol, purtroppo, sarà il tema principale che ci accompagnerà nei prossimi anni”. Quanto al nuovo documento dell’Oms, Castelletti non usa giri di parole: “Ci lascia straniti il fatto che sia proprio la sezione europea dell’Oms a fare questo cambio di passo, tornando a non fare distinzione tra consumo e abuso di alcol, né tra diffusione di casi di alcolismo nei diversi Paesi. In particolare, quello che ci mette in allarme è che un documento del genere – pur non avendo una valenza giuridica, ma solo di indirizzo – possa diventare un viatico per rimettere in discussione i finanziamenti alla promozione del vino”.

Le proposte dell’Unione Italiana Vini al governo italiano

L’Unione Italiana Vini ha preso carta e penna e ha immediatamente scritto una lettera al ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, al sottosegretario Gian Marco Centinaio, al ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio e a quello della Salute Andrea Costa, illustrando la situazione e chiedendo di intervenire subito in quanto le politiche suggerite dall’Oms 2indiscriminate verso tutte le bevande alcoliche, rischiano di mettere in crisi un settore che nel nostro Paese genera oltre un milione di posti lavoro”. L’Uiv sostiene che il vino “non è soltanto una bevanda alcolica, ma un ambasciatore nel mondo dell’unicità dei territori e patrimonio culturale italiano”, si legge nella missiva, nella quale si ricorda come il consumo moderato di vino durante i pasti abbia da sempre contraddistinto l’Italia.

Come se ne esce? L’Uiv propone al governo di promuovere una posizione di equilibrio, il cui obiettivo sia quello di contrastare solo l’abuso di alcol (e non i consumi pro-capite); evidenziare la differenziazione negli approcci alle politiche di lotta all’abuso di alcol nei singoli Paesi; rimarcare il coinvolgimento degli operatori economici nell’impegno alla corretta informazione al consumatore.

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